Ultimamente sembra che rispondere «No.» sia passato di moda. Sembra che rispondere «No.» sia una mancanza di rispetto, un affronto. Sembra che rispondere «No.» denoti mancanza di voglia di fare.

No. No no no, non ci siamo proprio.

Qualche settimana fa, un collega mi ha mostrato un video di Marco Montemagno, nel quale si tratta il tema del “Rispetto”. Quello lavorativo, quello che dovrebbe esserci tra professionisti.
Tra professionisti e aziende.
Oggi è venerdì e neanche te lo dico che è il mio giorno preferito. Inizia il weekend e finiscono le richieste assurde (fino a lunedì).
Richieste alle quali spesso rispondo «Si, va bene», forse sbagliando, forse no.

Spesso accade infatti, che l’essere giovani professionisti – al contrario di quanto molte aziende vogliano far credere – abbia più svantaggi che vantaggi.

«Scusa già che ci sei fammi anche questo»
«Dobbiamo fare questo, me lo prepari?»
«Modifica questo così, tanto è una cosa da 5 minuti»

Tutte frasi che avrai sicuramente già sentito anche tu. Apparentemente sembrerebbe non esserci neanche nulla di sbagliato, d’altronde rispondere alle richieste del committente fa parte del nostro lavoro.
Sono convinto però che ogni richiesta debba essere formulata nei giusti toni, ma soprattutto con educazione.
Lo so, lo so «tanto per mail i toni sono sempre freddi e si fraintende» o «abituatici, fa parte del nostro lavoro», ma ogni tanto fatico davvero ad accettare certi comportamenti.
Come discusso anche nel video sopracitato, il rispetto dovrebbe essere una componente fondamentale del rapporto lavorativo.

Non ho alcuna intenzione di dare lezioni di vita o dirti come comportarti con i tuoi clienti, sono solo l’ennesimo grafico in un’epoca in cui sono tutti designer, poeti maledetti e artisti, ma non ho intenzione di lasciare che “l’inesperienza”, il bisogno di fare “gavetta”, il “ci sono passato anche io prima di te”, diventino motivi o scuse per approfittare del mio tempo e della mia professionalità. C’è sicuramente tanto da imparare, ma non per questo bisogna regalare il proprio tempo.

«Un cliente che si approfitta sistematicamente del tuo lavoro, è un cancro».

Parole tanto dure, quanto vere. Spesso è difficile essere nella posizione di potersi permettere un «No.», soprattutto se il rapporto con il cliente è continuativo e ormai la confidenza è molta.
Tuttavia credo che si possa scendere a compromessi. Come si suol dire «patti chiari, amicizia lunga».
Vi siete accordati per un determinato lavoro, ma ti chiedono di fare anche altro? Semplice: si riformulano gli accordi.
Di clienti che si allargano, che dopo aver concordato un dito ti chiedono un braccio, ne è pieno il mondo, ma bisogna essere consapevoli del fatto che il tempo che tu dedichi, gratuitamente, a loro è tutto tempo che togli ad altri potenziali committenti paganti. Quindi, l domanda è: ne vale la pena? Il tuo cliente, che per ovvie ragioni non può svolgere il suo lavoro da casa sul divano, con il portatile sulle gambe, si fermerebbe un ora in più in ufficio solo per sistemare un tuo lavoro o una tua pratica, solo perché glielo hai gentilmente chiesto, anche se non rientrava negli accordi? Uhmm.. io non credo.

Come ormai avrai capito, educazione e rispetto sono temi che mi stanno molto a cuore. Anzi, oserei dire che è proprio uno dei motivi per il quale ho scelto di riprendere in mano nuovamente questo progetto. Per dimostrare che si può essere giovani professionisti, giovani imprenditori, ironici e irriverenti, mantenendo sempre professionalità ed educazione nei confronti di colleghi e committenti, pretendendola a sua volta da loro.

Nel mio caso a quanto pare dirlo non basta più: uno dei miei due colleghi ha capito perfettamente di cosa avevo bisogno e me l’ha regalato.
Ora mi sento un po’ come i giudici di X-Factor e aprire certe mail è diventato quasi divertente.